Teatrino dell'Es Chi E' Spettacoli Rassegna Stampa Museo Tournee
Via Pederzana, 5 - 40055 Villanova di Castenaso (Bo) - Italy - P.I. 00486631203 - Tel. e Fax +39.051.6053078 - Cellulare 338.2961206
Scrivici!

Museo

Indice Glossario

Burattini a guanto, burattino a guaina, teste di legno


Sono burattini di tipo tradizionale, mossi dal basso verso l'alto.

La mano del burattinaio entra in un buratto di stoffa sotto il vestito, il quale è composto in questa maniera:

si hanno due strati di stoffe. Il primo, quello interno, è il buratto di stoffa rigida (canapa) con le cuciture verso l'esterno. E' un guanto che si fa sulla misura della mano del burattinaio. A questo guanto detto buratto, si inchioda la testa di legno e le mani di legno. In fondo, dove si infila la mano, nella parte dietro rispetto alla faccia del burattino, si cuce un gancio o un anello per appenderlo a testa in giù all'asse dei burattini, la quale si trova all'interno della baracca, all'altezza della cintura del burattinaio, sotto la ribalta (proscenio della baracca).

Si infilano l'indice nella testa, il pollice in un braccio e le altre tre dita nell'altro.

In altri paesi si utilizza una diversa tecnica di manipolazione: in Spagna ad esempio, l'indice e il medio si infilano nella testa, il pollice in un braccio e l'anulare e il mignolo nell'altro.

La mano del burattinaio diventa il corpo, il sangue e l'ossatura del burattino. E a seconda di come viene mossa, corrisponde un movimento del burattino. E' chiaro quindi che il buratto non deve essere troppo largo rispetto alla mano, altrimenti non si ottengono accurati movimenti del burattino.

Il vestito, invece, è uno stoffa *finta* che non serve per il movimento ma serve per identificare l'appartenenza del personaggio ad una determinata classe sociale. Solitamente divisa in popolani, contadini, borghesi, ecclesiasti, nobili, re ed imperatori.

I burattini generici (gedarmi, briganti, bambini/e, vecchie, ecc.), a differenza delle maschere (gli Zanni: Brighella, Arlecchino, Pantalone, Ballanzone, Pulcinella, etc.) e delle maschere regionali (i personaggi rappresentativi delle diverse città italiane nati senza la maschera perché ideati da burattinai e marionettisti durante il periodo napoleonico, dove era vietato l'uso della maschera perché sotto di essa poteva celarsi un nemico o un ricercato (vedi: Fagiolino, Sganapino e Flemma (Bologna), Sandrone, Pulonia, Sgorghiguelo (Modena), Scunzamnestra, (Ferrara), Gerolamo, diventato poi Gianduia (Torino) perché il nome Gerolamo era quello del fratello di Napoleone; Meneghino, Flemma figlio di Gerolamo (Milano); Stenterello (Firenze); Gioppino, la moglie Margì, Bartolo il padre e Maria Scatolera la madre, tutti coi tre gozzi (Bergamo); e l'ultima in ordine cronologico, creata da Italo Ferrari intorno al 1915 a Parma, Bargnocla, con l'osso del prosciutto come corno (da qui il nome: Bargnocla= grande bernoccolo), hanno un vestito intercambiabile, che viene spillato (fissato con uno spillo) al buratto, mentre gli Zanni e le maschere regionali lo hanno il vestito cucito al buratto.

L'etimologia del termine *burattino* deriva da *Buratto (burazzo in bolognese=strofinaccio)* che era una stoffa di canapa che serviva per setacciare le granaglie quando si mischiavano sull'aia dove erano messe ad essiccare.

La canapa veniva macerata nei maceri, filandola e sbiancandola al sole. Con questa stoffa si facevano anche i vestiti, le corde delle navi e i tiri dei teatri, comprese le stoffe dei burattini.

Quando si mischiava il mais e il chicco di grano o riso utilizzando questi setacci con la stoffa a trama larga, cadeva il chicco piccolo e rimaneva nel setaccio il chicco grosso. Da qui il nome della compagnia *Teatro setaccio burattini e marionette* di Otello Sarzi maestro di Vittorio Zanella.

Altra derivazione del nome burattino proviene da burro: da imburattare, buratto, burattino.

Per fare il burro e i formaggi, si separa la caseina dal siero, utilizzando il burazzo, stoffa a trama larga di canapa.

E' chiaro in definitiva che lo strumento burattino, in antichità, cioè, il divertimento dei poveri, è nelle campagne durante le lunghe e fredde notti dell'inverno, quando in campagna non c'era più *nulla da fare*, i contadini intagliavano nei ciocchi di legno le teste e le mani, le moglie cucivano i vestiti e tirando una corda tra una colonna e l'altra della stalla, facevano i burattini per il proprio contado. La stalla è quindi, in Emilia, anche il luogo dove si fa filò, cioè il luogo più caldo dove si chiacchierava e dove si filava.


       
1998-2008 ©Teatrino dell'ES